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La colorazione del cemento è una scelta sempre più diffusa in ambito edilizio e architettonico, soprattutto quando si ricerca un risultato estetico duraturo e coerente nel tempo.

Tuttavia, non tutte le soluzioni garantiscono lo stesso livello di stabilità. Le vernici tradizionali, ad esempio, tendono nel tempo a deteriorarsi, con fenomeni di sfogliamento e perdita di adesione.

Per questo motivo, oggi si utilizzano sempre più sistemi che non si limitano a “coprire” il calcestruzzo, ma che lo colorano e lo proteggono rispettandone la natura materica.

Capire come colorare il cemento in modo corretto ti permette di ottenere superfici coerenti con il progetto e stabili nel lungo periodo. Nei paragrafi che seguono vedremo i principali metodi, le differenze tra colorazione in massa e superficiale, le fasi di preparazione del supporto, le possibili soluzioni di protezione finale e gli errori più comuni da evitare.

Tecnica 1 – Colorare il cemento in massa con pigmenti

La colorazione del cemento in massa rappresenta una delle soluzioni più efficaci quando si ricerca un colore duraturo, stabile e resistente all’usura. Il pigmento viene integrato direttamente nell’impasto, diventando parte del materiale e garantendo una resa cromatica che si mantiene anche in presenza di abrasioni o di piccoli danneggiamenti superficiali.

Quando scegliere la colorazione in massa?

La colorazione in massa è particolarmente indicata per pavimenti industriali e architettonici, manufatti prefabbricati ed elementi in faccia a vista, dove la continuità cromatica è un requisito progettuale vero e proprio.

In questi contesti, il colore assume un ruolo strutturale nel risultato finale e contribuisce in modo concreto alla qualità complessiva dell’opera, nonché alla sua resa nel tempo. Rispetto alle soluzioni superficiali, l’effetto ottenuto risulta in genere più uniforme e meno sensibile all’usura meccanica.

Pigmenti: tipologie e dosaggi indicativi

Per la colorazione in massa si utilizzano soprattutto pigmenti inorganici, come gli ossidi di ferro, scelti per la loro buona stabilità cromatica e per la resistenza sia alla luce che agli agenti atmosferici.

Il dosaggio è un passaggio delicato e va gestito con attenzione. In genere si colloca tra il 3% e il 6% del peso del cemento, una percentuale che permette di ottenere tonalità ben percepibili senza compromettere in modo rilevante le prestazioni del calcestruzzo.

Procedura operativa (step)

Dal punto di vista operativo, la colorazione del cemento in massa richiede un controllo accurato della fase di miscelazione, perché il risultato cromatico dipende in modo diretto dall’omogeneità dell’impasto.

La procedura parte dalla miscelazione a secco di cemento, aggregati e pigmento, così da distribuire il colore in modo uniforme prima di aggiungere l’acqua. Solo in un secondo momento si introduce l’acqua d’impasto, continuando a mescolare fino a ottenere una tonalità stabile e ben omogenea.

Per mantenere coerenza cromatica tra un getto e l’altro, è importante prestare attenzione ad alcuni aspetti operativi chiave:

  • pesatura precisa delle componenti, per garantire la ripetibilità della miscela
  • tempi di miscelazione costanti, uguali per ogni lotto
  • realizzazione di provini di prova, utili per verificare il colore prima della produzione definitiva

Ruolo delle soluzioni Coplan

Quando un progetto richiede ripetibilità industriale e un controllo cromatico costante, può essere utile adottare delle soluzioni pensate appositamente per la colorazione in massa del calcestruzzo. In questi casi l’obiettivo è ridurre il più possibile le variabili operative che potrebbero incidere sul risultato finale, rendendo il processo più stabile e facilmente controllabile.

L’utilizzo di pigmenti liquidi come CROMOBETON rappresenta una soluzione particolarmente efficace.

Si tratta di un sistema basato su pigmenti anorganici dispersi in soluzione liquida, che permette una distribuzione molto più uniforme rispetto ai pigmenti in polvere e che garantisce una colorazione intensa, stabile e ripetibile nel tempo.

Dal punto di vista operativo, la formulazione liquida semplifica il dosaggio e riduce il rischio di variazioni cromatiche tra un getto e l’altro, aspetto fondamentale nei contesti architettonici e industriali.

Tecnica 2 – Colorare il cemento in superficie (vernici, acidi, resine)

La colorazione superficiale del cemento viene adottata quando il materiale è già posato o quando si desidera intervenire in modo mirato sull’aspetto estetico, senza modificare l’impasto originale.

Questa tecnica risulta particolarmente utile negli interventi di recupero, nei rifacimenti parziali o quando si ricercano degli effetti decorativi specifici, come variazioni cromatiche, sfumature o finiture più definite.

Vernici per cemento (acriliche/elastomeriche)

Le vernici per cemento sono tra le soluzioni più diffuse per la colorazione superficiale, ma presentano alcuni limiti nel medio-lungo periodo.

Trattandosi di prodotti filmogeni, creano uno strato superficiale che non si integra con il supporto. Con il tempo, soprattutto in presenza di traffico, umidità o escursioni termiche, questo strato può deteriorarsi, portando a fenomeni di distacco o sfogliamento.

Per questo motivo, in ambito architettonico si preferiscono sempre più sistemi alternativi che penetrano nel materiale e ne rispettano la traspirabilità, evitando la formazione di pellicole superficiali.

Acidi coloranti e reazioni sul supporto

Gli acidi coloranti agiscono in modo diverso rispetto alle vernici tradizionali, poiché reagiscono chimicamente con il cemento stesso. Il risultato è una colorazione più materica e variegata, caratterizzata da sfumature e irregolarità controllate, difficilmente ottenibili con prodotti filmogeni.

Proprio per la natura reattiva di questa tecnica, le prove preliminari risultano fondamentali. La stessa applicazione, infatti, può generare degli esiti differenti in funzione della composizione del calcestruzzo e del suo stato superficiale.

Resine epossidiche e finiture più “filmogene”

Le resine epossidiche trovano impiego quando, oltre alla componente cromatica, si rendono necessarie elevate prestazioni in termini di resistenza chimica e all’abrasione, tipicamente in ambienti industriali, logistici o tecnici. In questi contesti, il colore è parte di un sistema funzionale pensato per sopportare sollecitazioni intense e continue.

Dal punto di vista estetico e percettivo, queste finiture generano uno strato continuo e compatto, che riduce la porosità del supporto e conferisce alla superficie un aspetto generalmente lucido o satinato. Tale caratteristica modifica in modo sensibile la percezione del cemento, rendendolo visivamente più uniforme e meno materico.

La scelta delle resine epossidiche risulta, quindi, indicata quando le esigenze prestazionali e di protezione prevalgono sull’effetto naturale del calcestruzzo a vista.

Colorare il cemento senza vernici: le velature protettive

Una soluzione sempre più utilizzata è rappresentata dalle velature colorate non filmogene, come ProtectGuard® Color.

A differenza delle vernici tradizionali, questo tipo di prodotto penetra nel supporto mantenendo la traspirabilità del calcestruzzo e preservandone l’aspetto naturale.

ProtectGuard® Color è una velatura semitrasparente che permette di:

  • colorare e uniformare la superficie
  • proteggere da acqua, oli e inquinamento
  • mantenere la matericità del cemento a vista
  • garantire resistenza ai raggi UV e durata nel tempo

Il risultato è una superficie protetta e valorizzata, senza alterare la percezione autentica del materiale.

Sigillatura e protezione finale: come preservare il colore nel tempo?

La sigillatura e la protezione finale rappresentano un passaggio determinante per preservare nel tempo l’aspetto cromatico del cemento colorato, soprattutto nel caso di superfici esposte a usura, agenti atmosferici o a contaminanti ambientali.

L’applicazione di un protettivo adeguato contribuisce a ridurre l’assorbimento di acqua, sporco e oli, migliorando la stabilità estetica della superficie e limitando il rischio di alterazioni cromatiche nel corso del tempo.

Prodotti come ProtectGuard® e ProtectGuard® Color permettono di integrare la protezione direttamente nel sistema di finitura.

A differenza dei rivestimenti superficiali tradizionali, questi trattamenti non sono filmogeni, lasciano respirare il supporto e contribuiscono a ridurre fenomeni come le efflorescenze, l’assorbimento d’acqua e il degrado superficiale nel tempo.

Questo approccio consente di preservare sia l’estetica che le prestazioni del calcestruzzo, riducendo la necessità di interventi manutentivi frequenti.

Conclusione

Colorare il cemento significa scegliere il colore, sapendo che questa decisione andrà a influenzare anche il comportamento della superficie nel tempo.

Le vernici tradizionali possono rappresentare una soluzione rapida, ma spesso non garantiscono la stessa durabilità delle tecnologie più evolute.

Sistemi come la colorazione in massa con pigmenti liquidi o le velature protettive non filmogene permettono, invece, di ottenere dei risultati più stabili, valorizzando il calcestruzzo senza comprometterne la natura.

Domande frequenti su come colorare il cemento

Si può colorare il cemento già asciutto?

Sì, è possibile intervenire anche dopo l’indurimento del calcestruzzo. In questi casi si opera sulla superficie, utilizzando vernici, acidi coloranti o trattamenti non filmogeni, in funzione del risultato estetico e della durabilità desiderata.

Quale pittura usare sul cemento?

La scelta dipende dalle condizioni di utilizzo della superficie. Le pitture acriliche sono indicate per ambienti interni o per superfici poco sollecitate, mentre quelle elastomeriche risultano più adatte per esterni, grazie alla maggiore capacità di adattarsi alle dilatazioni del supporto. Prima dell’applicazione, è comunque opportuno valutare il grado di assorbimento del cemento.

Come ottenere un colore uniforme?

L’uniformità cromatica si ottiene attraverso il controllo delle variabili. Nel caso della colorazione in massa, risultano determinanti il dosaggio preciso dei pigmenti, la miscelazione costante e la realizzazione di campioni di prova. Nella colorazione superficiale, invece, l’uso di un primer, l’applicazione con passate incrociate e la regolarità del supporto riducono il rischio di eventuali differenze visive.

Quanto pigmento aggiungere al cemento?

Il dosaggio dei pigmenti per la colorazione in massa si colloca generalmente tra il 3% e il 6% del peso del cemento. È consigliabile effettuare prove preliminari per definire il corretto equilibrio tra intensità cromatica e prestazioni del calcestruzzo.

TORRE PARKO

Saronno

Inaugurata nel cuore di Saronno, Torre Parko rappresenta una nuova interpretazione del calcestruzzo come materiale di design. Il progetto, firmato da PARK ASSOCIATI, trasforma la torre in un volume capace di dialogare con luce, verde e tessuto urbano. La facciata è caratterizzata da superfici dinamiche ottenute tramite le matrici RECKLI 2/42 NAAB, che conferiscono al calcestruzzo una texture verticale elegante e vibrante, pensata per alleggerire visivamente la massa dell’edificio.

I pannelli prefabbricati, prodotti da PROGRESS, sono stati realizzati con una gestione di cantiere ad alta velocità: un piano completo ogni due settimane. Le nervature da 75 cm sono state ottenute utilizzando gomma liquida RECKLI, garantendo regolarità ed elevata qualità estetica su circa 650 elementi. La texture, percepibile sia da lontano sia da vicino, crea un dialogo continuo con la luce naturale, mettendo in risalto la matericità del calcestruzzo e i dettagli in alluminio anodizzato.

Grazie alla combinazione di tecnica e ricerca materica, Torre Parko unisce funzione strutturale ed espressione architettonica, inserendosi armoniosamente nella trasformazione del contesto urbano contemporaneo.

Progetto: PARK ASSOCIATI 

Luogo: Saronno (VA)

Prefabbricati: PROGRESS

Materiali: Matrice RECKLI 2/42 NAAB, gomma liquida RECKLI

CENTRO COMMERCIALE

Collegno

In un’area di riconversione industriale vicino al capolinea della metropolitana, è stata costruita una struttura commerciale dal carattere urbano. L’ingresso, con pilastri in acciaio che evocano un sentiero nel bosco, e le facciate in calcestruzzo ventilato trasmettono modernità e sostenibilità. L’architettura si distingue dai classici edifici standardizzati grazie all’involucro esterno e alle pensiline ad albero. I pannelli in calcestruzzo con effetto “rami” sono stati creati partendo da un modello in legno fresato, utilizzando una colata di gomma liquida Reckli Pur-Elastomer per scolpire la texture.

Progetto: Promo.ge.co

Pannelli prefabbricati: Cemental spa

Tipologia: Centro commerciale

Materiali: Reckli Pur-Elastomer

ARMASUISSE

Data Center

Archiviazione dati, teleriscaldamento, aspetto estetico: il nuovo data center della caserma di Frauenfeld (Canton Turgovia, Svizzera) ha molto da offrire. L’edificio viene utilizzato principalmente per l’archiviazione dei dati dell’esercito svizzero e degli uffici federali. Gli architetti hanno progettato due elementi costruttivi: un edificio operativo per l’amministrazione e un modulo produttivo per la potenza di calcolo e l’archiviazione dei dati. Poiché i numerosi server producono calore, questo viene deviato e utilizzato come teleriscaldamento per l’adiacente caserma di Frauenfeld. All’esterno progettisti e committenti hanno optato per una facciata in calcestruzzo architettonico, realizzata con matrice personalizzata RECKLI.

Progetto: Itten Brechbühl AG

Luogo: Frauenfeld (Svizzera)

Prefabbricati in cls: Element AG

Materiali: Matrice speciale RECKLI

FURLA

Progetto Italia

 Il nuovo polo creativo, produttivo, di ricerca e sperimentazione del noto marchio di pelletteria Furla è sorto a Tavarnelle Val di Pesa, in provincia di Firenze, immerso nelle colline del Chianti, sinonimo di tradizione, cultura, storia e artigianalità. Il progetto, vincitore del 10° Premio Architizer A+Awards per la categoria “uso misto” e candidato al Premio Architettura Toscana 2022 tra le nuove costruzioni, porta la firma del noto studio friulano Geza Gri e Zucchi ed è stato realizzato chiavi in mano da Baraclit . Il complesso è stato studiato per integrarsi in modo armonioso nel sito collinare prescelto: l’ingresso principale rispecchia l’archetipo degli accessi alle ville toscane con un lungo filare di cipressi. La natura è presente senza soluzione di continuità. Le pareti prefabbricate in calcestruzzo nero sono state realizzate su matrici standard Reckli 2/76 Nil (effetto bugnato) e 2/81 Plafond (effetto levigato).

Progetto:Geza Gri e Zucchi Architettura – Udine

Luogo:Tavarnelle Val di Pesa (FI)

Prefabbricati: Baraclit Spa – Bibbiena (AR)

Materiali: matrici standard Reckli 2/76 Nil + 2/81 Plafond